Potenziamento cognitivo-> Metodo Feuerstein

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UN MOMENTO STO PENSANDO
I concetti teorici

  • Il metodo Feuerstein è un metodo che si propone il potenziamento delle abilità cognitive e un arricchimento in termini di flessibilità, di creatività, di relazionalità, partendo dai concetti chiave quali la teoria della modificabilità cognitivo-strutturale e dell’esperienza mediata dall’apprendimento.
  • La teoria della modificabilità cognitivo-strutturale è un primo concetto che riflette la convinzione che le nostre strutture neuronali siano modificabili, plastiche, così a seguito di un programma di apprendimento condotto con sistematicità e di una certa durata, le cellule cerebrali sarebbero in grado di produrre connessioni dendritiche nuove, creando così un supporto strutturale per un funzionamento cognitivo più efficiente; a questa modificazione interna ne consegue anche un cambiamento nel comportamento cognitivo dell’individuo e nelle sue capacità di adattamento all’ambiente. La modificazione delle strutture neuronali è stata evidenziata anche dalle recenti tecniche di indagine oggi a disposizione come la TAC (tomografia assiale computerizzata) e la RMN (risonanza magnetica nucleare).
  • Secondo Feuerstein l’intelligenza non è qualcosa di immodificabile, un’insieme di tratti ereditati geneticamente, ma è uno stato, per definizione modificabile, che deriva dall’intersecarsi di due componenti – quella genetica e quella socio-culturale– ed anche quest’ultima può essere responsabile di profondi cambiamenti nell’individuo, anche di natura biologica.
    Nell’elaborazione del suo metodo Feuerstein utilizza la terminologia di Piaget, del quale fu allievo, basata sul concetto di maturazione, ma ciò non significa che concordi a pieno con il suo approccio.

  • Per Piaget la dotazione genetica individuale aveva “l’ultima parola” nel determinare il livello di apprendimento che ci si può attendere da un essere umano. Egli si è concentrato sulla descrizione degli stadi universali dello sviluppo cognitivo e non ha preso tanto in considerazione il ruolo degli educatori o della cultura nello sviluppo della persona, come invece hanno fatto Vygotskij e Feuerstein.
  • Piaget si muove secondo un modello S—O—R l’Organismo elabora gli Stimoli ai quali è esposto e produce una Risposta specifica; l’individuo è impegnato nella costruzione del suo sapere che procede attraverso una serie continua di fasi di “accomodamento” e “assimilazione”.
  • Feuerstein critica questo modello perché non tiene conto delle differenze individuali derivate dai fattori legati alla mediazione genitore-bambino e ai pattern di interazione della famiglia. Secondo Feuerstein sono le azioni dell’ambiente, soprattutto le esperienze di apprendimento ben proposte e strutturate ad incidere sullo sviluppo e sul potenziamento delle strutture nervose. Egli attribuisce alla qualità dell’insegnamento e dell’esperienza di apprendimento la responsabilità prima dello sviluppo in chi apprende. Su questo punto si discosta nettamente da Piaget , per abbracciare le teorie di Vygotskij, introducendo entrambi il concetto di mediazione umana come fattore essenziale che, insieme ad altri, determina lo sviluppo cognitivo.
    Feuerstein concorda con Vygotskij anche rispetto al ruolo del linguaggio e alla sua preminenza nella genesi e nell’evoluzione del pensiero, di cui il linguaggio è la struttura, nel programma di Feuerstein il linguaggio è un formidabile veicolo di formazione.
    Feuerstein arricchisce il modello di Piaget S-O-R con una nuova e determinante componente: il mediatore, che viene indicato con la lettera H (homo) per sottolineare che è una funzione che va svolta da un essere umano: S—H—O—H—R.
    Il mediatore è una persona che si fa carico in modo intenzionale degli apprendimenti dell’educando, si interpone fra questo e gli stimoli ambientali, ne seleziona e ne evidenzia alcuni, ne trascura altri, li modifica perché siano meglio percepiti. Li ripete con frequenza maggiore, ne regola l’intensità, la durata, l’ordine di apparizione, dà loro significato. Così facendo altera le condizioni naturali di apparizione degli stimoli, che sarebbero casuali, per creare artificialmente condizioni più favorevoli all’apprendimento. Facilita la loro organizzazione nello spazio e nel tempo, abitua il discente a mettere a confronto i dati su cui opera, ad individuare le connessioni causali, finali, di identità, somiglianza, differenza, esclusività; stimola in lui il bisogno di cercare relazioni fra ciò che viene recependo e le conoscenze che già possiede, contrastando in questo modo la tendenza ad una percezione episodica e frammentaria della realtà, caratteristica del comportamento cognitivo di basso livello. Abitua alla necessità di definire con precisione i problemi e di prefigurarsi mentalmente il percorso necessario per risolverli, anticipando le conseguenze delle mosse ipotizzate, prima di passare all’azione; aiuta così l’educando a controllare l’impulsività e a ricorrere il meno possibile al procedimento “per prove ed errori”.

  • Il mediatore costituisce una sorta di filtro, fra chi apprende e la realtà esterna, che accompagna il soggetto nelle diverse fasi dell’atto mentale (input-elaborazione-output) per fornirgli paradigmi cognitivi e modelli di comportamento che lo rendano poi capace di affrontare autonomamente gli stimoli ambientali.

  • I criteri ritenuti essenziali in quanto riscontrabili in tutte le esperienze di mediazione e sono:

  • Intenzionalità e Reciprocità: il mediatore deve aver l’intenzione di mediare, essere cosciente di questa intenzione, trovare strade adatte per trasmettere la sua intenzione. Deve trasformare lo stimolo perché sia capito dal soggetto. Il soggetto deve accettare il mediatore e il suo ruolo, lui stesso media il mediatore che si trasforma per essere accettato.
  • Trascendenza: risponde a questo criterio ogni stimolo del mediatore volto a trasformare un’attività concreta e contingente in un’occasione per il discente di aprire la mente a dimensioni più vaste, nello spazio e nel tempo. La mediazione di trascendenza lo stimola ad andare al di là (trascende appunto l’attività specifica), a porsi domande, a stabilire relazioni, ad effettuare confronti, lo porta in sostanza ad allargare la sfera dei bisogni cognitivi, delle conoscenze, dei valori.
  • Mediazione del significato: il mediatore attribuisce all’oggetto, al fenomeno ecc., dei significati che vanno oltre i significati fondamentali intrinseci all’oggetto, al fenomeno ecc. Attribuiscono un valore affettivo ed un aspetto culturale.
  • PAS: programma di arricchimento strumentale, è uno strumento che fornisce il pretesto per attivare esperienze di apprendimento mediato. Gli esercizi che il programma presenta sono il punto focale intorno a cui si stabilisce e si incrementa la relazione tra discente ed insegnante, il quale svolge il ruolo di mediatore. L’obiettivo finale è di rendere i discenti capaci di auto-modificarsi e di attivare questa capacità quando saranno soli di fronte ad altri stimoli nella vita di tutti i giorni.
  • Finalità del PAS: modificare l’individuo in modo durevole, così da renderlo capace di rispondere attivamente agli stimoli ambientali, aumentando soprattutto la sua capacità di anticipare l’azione (pensare prima di agire).

  • Tale finalità si declina nei sei sotto-obiettivi che sono connessi fortemente con la metodologia utilizzata, così da dare vita ad un sistema strutturato in maniera coerente e altamente credibile.

  • Obiettivi:
    1) correggere le funzioni cognitive carenti.
    2) sviluppare gli strumenti verbali e le operazioni logiche necessari all’apprendimento e alla comunicazione.
    3) stimolare l’acquisizione di abitudini cognitive positive.
    4) mediare il pensiero riflessivo e l’interiorizzazione.
    5) produrre una motivazione intrinseca al compito.
    6) mediare un cambiamento della propria immagine: da ricevitore passivo e riproduttore di informazioni, a generatore attivo di nuove informazioni.